Eccola, la nuova porcata ad personam, finalmente (si fa per dire) depositata al Senato dai galantuomini della maggioranza travestita da misura "per la tutela del cittadino contro la durata indeterminata dei processi" ed agghindata con un solenne richiamo ai princìpi sanciti dall'articolo 111 della tanto amata Costituzione e dall'articolo 6 della Convenzione europea sui diritti dell'uomo per farla sembrare qualcosa di diverso da ciò che è in realtà: l'ennesima schifezza studiata a tavolino per sottrarre alle grinfie della Giustizia il presunto uomo più perseguitato della Storia, che per salvare sè stesso è disposto a mandare in malora centinaia di migliaia di processi, la Giustizia in generale, le istituzioni e, se necessario, la democrazia.
Il tutto con la complicità delle brave persone al suo seguito e dei vari Minzolini della cosiddetta informazione che perseverano nel ridicolo tentativo di spacciare questo mucchio di letame per un provvedimento appositamente ideato per il bene dei cittadini, a detta di questi signori stanchi delle nefandezze della magistratura, che osa addirittura chiedere l'arresto di sottosegretari candidati alla presidenza di una regione a caso collusi con la camorra, e martoriati dalla durata interminabile dei processi, che si sa quando iniziano ma non quando finiscono. Oppure si sa quando (e soprattutto come) finiscono, ovvero prima della prescrizione e magari con una condanna, quindi occorre ammazzarli prima per ovvie ragioni.
E qui arriva la porcata, l'ennesima, che, nonostante sia impreziosita dalle prestigiose firme dei sempre ottimi Gasparri, Quagliariello e Bricolo, a qualche amante del genere fa già rimpiangere il lodo Alfano. Il che è tutto dire. Un disegno di legge-fuorilegge sulla "durata ragionevole" dei processi che a conti fatti è una vera e propria ghigliottina che, qualora dovesse entrare in funzione, taglierebbe immediatamente la testa a centinaia di migliaia di procedimenti grazie alla prescrizione-lampo che arriva dopo due anni per ogni grado di giudizio (di cui potranno beneficiare solo gli incensurati, o i presunti tali, e che verrà applicata anche ai procedimenti in corso fermi al primo grado - a cosa servirebbe, altrimenti?), per l'immensa gioia dei delinquenti e con buona pace delle vittime che attendono giustizia, per non parlare poi degli effetti a medio termine di questa schifezza sull'intero sistema giudiziario.
Tra i tanti processi destinati a morire prematuramente rientrerebbero, per una singolare coincidenza, anche quelli in cui è coinvolto il Cittadino B, che ormai, a differenza dei suoi scagnozzi, non si preoccupa nemmeno più di tanto di nascondere la vera natura ed il vero fine di questa porcheria che, oltre a salvare l'Utilizzatore finale, manderebbe in prescrizione processi del calibro di quelli sui casi Thyssenkrupp, Parmalat, Cirio, Eternit e chi più ne ha più ne metta, fino a quello sullo scandalo rifiuti della Regione Campania.
A conti fatti, una vergognosa amnistia di massa mascherata, una "sostanziale depenalizzazione di fatti di rilevante e oggettiva gravità", come l'ha definita l'Anm, tra l'altro non estranea a forti dubbi di costituzionalità (fortunatamente, verrebbe da dire), che salverà migliaia di "utilizzatori ad honorem" attualmente sotto precesso per i più disparati reati, elencati sempre dall'Anm: "abuso d'ufficio, corruzione semplice e in atti giudiziari, rivelazione di segreti d'ufficio, truffa semplice o aggravata, frodi comunitarie, frodi fiscali, falsi in bilancio, bancarotta preferenziale, intercettazioni illecite, reati informatici, ricettazione, vendita di prodotti con marchi contraffatti; traffico di rifiuti, vendita di prodotti in violazione del diritto d'autore, sfruttamento della prostituzione, violenza privata, falsificazione di documenti pubblici, calunnia e falsa testimonianza, lesioni personali, omicidio colposo per colpa medica, maltrattamenti in famiglia, incendio, aborto clandestino". Insomma, una condanna a morte per la Giustizia.
Al momento quella che dovrebbe essere l'opposizione sembra unita nel condannare questa porcheria e nella volontà di dare battaglia in Parlamento, anche se le sorprese sono sempre dietro l'angolo. Chissà poi lassù, al Quirinale... Staremo a vedere, sperando che la condanna a morte non venga eseguita.
Cosimo Tripaldi
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